Che la finzione, per rendersi credibile, ami assumere alcuni tratti della verità che dovrebbe occultare, è cosa risaputa. Cha altro fanno continuamente, dopo tutto, i registi cinematografici? Ma Zemeckis va oltre: se la finzione si colora di verità, la verità si colora di finzione e diventa difficilmente distinguibile da questa. Può capitare di dire la verità credendo di mentire e di mentire credendo di dire la verità. A questa contaminazione, Marianne (Marion Cotillard) è convinta che sfuggano i sentimenti e le emozioni, ma si illude.

Considero Allied un grande film romantico travestito da spy-story, o un'avvincente spy-story travestita da film romantico, un melò al di là del tempo, ambientato nell'ultra-spazio del cinema, col quale Zemeckis compie il miracolo di mettere insieme e armonizzare la nostalgia per Michael Curtiz e l'onnivoro cinismo cinefilo di Tarantino.

Il finto ménage matrimoniale tra la francese Narianne Beausejour e il canadese Max Vattan (che finge d'essere suo marito), messo in piedi a Casablanca nella prima parte del film (al fine di condurre a termine un attentato nei confronti dell'ambasciatore tedesco), diventa "vero" a Londra, nella seconda parte, sotto i fuochi d'artificio mortali dei bombardamenti -  vero, ma anch'esso basato su una finzione simmetrica alla prima, dalla quale si deduce che la prima  finzione (del "matrimonio") era ben nota ai nazisti (che lasciarono credere di crederci), e sfruttata per realizzare la seconda, ai propri fini. L'ingannatore Max Vattan, così, è ingannato due volte, da un gioco che solo Marianne in realtà conduce - o forse, è costretta a condurre. Tutto simmetricamente perfetto, se non si mettessero di traverso appunto i sentimenti, le emozioni. E una bambina sul sedile dell'auto.

Sulla terrazza della casa a Casablanca, Max e Marianne di notte parlano, ogni tanto si abbracciano per finta, per non destare i sospetti della vicina di casa impicciona che li spia (spia le spie!) dalla finestra - ma fanno davvero finta?

Marianne è doppia, ma non solo nel senso del doppio gioco. E' doppia in quanto forse impersona un'altra donna, un'altra spia (uccisa in precedenza) della quale, sfruttando una certa somiglianza, ha preso il posto. Ha tutto per impersonare l'altra, salvo il fatto di non saper suonare il pianoforte e di non essere in grado, dunque, di suonare la Marsigliese per Max - la Marsigliese, il canto dell'orgoglio patriottico francese, che invece era ancora possibile intonare senza retorica nel 1942, nel locale di Rick in Casablanca.

Rispetto a Michael Curtiz, insomma, Zemeckis si trova a fare i conti con una duplice impossibilità, che è poi ciò che rende Allied un film non nostalgico, ma convenientemente ambiguo: l'impossibilità di suonare la Marsigliese, da parte di Marianne come di chiunque altro, ossia di credere ancora nella rappresentazione filmica del patriottismo, e l'impossibilità di levarsi in volo dell'aereo che alla fine dovrebbe portare in salvo, assieme alla sua famiglia, un'eroina che tutto sommato non merita di essere salvata. Il motore stenta, tossisce sotto la pioggia, l'elica si mette in moto poi si ferma, come se l'aereo facesse parte di quel cimitero di aerei in disuso in cui Dana Andrews si rifugiava nei Migliori anni della nostra vita. Eppure l'elica si mette in moto, alla fine - ma è troppo tardi: troppo tempo è passato da Casablanca , troppe disillusioni della Storia sono passate, perché possa ancora esserci un lieto fine.  

Allied è un remake impossibile da girare, che Zemeckis riesce comunque a girare - ma non deve sorprendere che Brad Pitt entri in scena dall'inizio sospeso in aria, appeso a un paracadute che lo deposita silenziosamente sulla sabbia  del deserto, in uno spazio hitchcockiano generatore di false apparenze, in cui perfino l'arrivo di una macchina in lontananza, osservato col binocolo, potrebbe essere un miraggio. Il comandante Max potrà compiere la sua missione, tornare a Londra, sposarsi, avere una figlia - in realtà è perso nel deserto del reale. In questo deserto niente è come sembra? No, peggio - può rivelarsi tragicamente vero ciò che sembrava solo finzione. O peggio ancora: è tutto indecidibile, non è possibile dire se Marianne sia davvero una spia nazista, e se lo sia di sua volontà, o sia stata costretta a esserlo. Le uniche verità incontrovertibili sono la nascita (la bambina) e la morte, ma anche su quest'ultima si può mentire, come fa il superiore e amico di Max, memore di Claude Rains. Sicuro è solo che Max non può essere Rick, che Marianne non può essere Ilsa, che quell'aereo non partirà più: non per la nebbia e neppure a causa della pioggia.

 

                                                                                  Alessandro Cappabianca