A Ciro Giorgini

 

Per cinema (dell')invisibile intendiamo quell'enorme fantasma che aleggia sulle spoglie ormai morenti del cinema mainstream e che si nutre di progetti cinematografici incompiuti, sceneggiature abbozzate, pellicole mandate al macero, fino addirittura ai film solo immaginati e mai nemmeno sortiti dalla mente del proprio creatore.

Sosterremo qui che questo gigante invisibile abbia un'influenza reale sul mondo, sull'umanità e sull'arte e che la sua prerogativa innata sia quella di liberare il cinema moderno dalla propria dimensione di prodotto industriale e pletorico, per renderlo una forma d'arte involontaria ed irriproducibile.

 

SABOTAGGIO DELLA DIADE AUTORE-SPETTATORE

 

Metodo 1: La morte dell'Autore

 

Nell'attuale sistema artistico, l'autore crea necessariamente, una volta esposta la propria opera al giudizio e alla classificazione delle figure preposte (giurie, critici, giornalisti, pubblico), delle forme e dei modelli di potere. Se il Novecento è il secolo in cui l'opera d'arte cessa di essere pezzo unico ed irripetibile, è anche e soprattutto l'epoca in cui l'autore diventa essenza riproducibile, come derivato di un'operazione di ablazione semiotica dell'artista.

La Critica e il Pubblico altro non potranno fare che compiere la propria funzione socioeconomica : stabilire il valore estetico, commerciale e storico dell'opera e dell'autore. L'artista, a sua volta, non verrà semplicemente riconosciuto come auctŏr dunque, ma come auctōrĭtās, destinato, come tutti, alla definizione di matrici economiche, sociali e di informazione.

Il cinema (dell')invisibile deve superare il velleitario e ozioso tentativo del cinema indipendente e home-made, che cerca di purificare l'autorialità liberandosi dalla parcellizzazione friedemaniana del processo di produzione industriale-cinematografico, per poi ricadere senza scampo nei ricatti del mercato distributivo.

Lo scotto da pagare, al fine di interrompere la diade nel suo primo interprete, è il non completamento dell'opera, che viene così esclusa dal circolo eteronomo del Potere per sopravvivere in uno stato di tensione creativa, eterna. Il non-finito.

 

Metodo 2 : Lo spettatore accecato

 

Lo spettatore, essendo portatore di tutti quei valori culturali e di quegli automatismi intellettivi con cui egli riproduce a sua volta i metri di giudizio della società stessa,  non è escluso da questo meccanismo di depauperamento artistico, di inglobamento indolore da parte del sistema che si difende e rende innocui gli stimoli artistici e creativi.

 

Il Cinema Cibernetico

 

Sosterremo qui che un'opera d'arte mai conclusa e lasciata al mondo in un eterno in fieri, per sempre immersa nel rigoglio dei processi mentali che l'hanno partorita (punto 1, fine dell'autore); o un'opera portata a compimento dall'artista, ma che viene negata alla fruizione dello spettatore ed idealmente esposta in un deserto o proiettata in fondo al mare (punto 2) riuscirà nel miracolo di sostituire al cinema storico, dei libri e degli archivi, un cinema chimico e ambientale, di modificazione fisico-spaziale del mondo, un cinema che modella le forme microscopiche della realtà. Cinema come agente atmosferico.

 

 

Fid 1 - Nel  cinema (dell')invisibile l'aspetto visivo del cinema è assolutamente irrilevante (cinema senza occhio). La presenza fisica dell'opera d'arte, così come dell'oggetto o dell'Essere vivente o non, modifica definitivamente l'ambiente di vita dell'uomo. L'ex-spettatore entrerà in contatto chimicamente con l'opera e la giudicherà in maniera fisica e microscopica, scavalcando così i propri condizionamenti culturali e sociali.

 

La diade autore-spettatore viene spezzata per assumere nuovi connotati, il legame  diviene altro, lascia all'opera spazi di azione inediti. L'autore, inteso come figura sociale, muore, abdicando alla premeditazione a favore di un'opera involontaria, ammessa, a questo livello, solo come eterna modificazione ambientale. Lo spettatore invece, esiliato dalla fruizione, non potrà più essere né critico né falsario, diventando il beneficiario di un'arte che lo raggiungerà al di là di spazio e tempo, in una comunicazione indiretta, silenziosa, freatica, disarmandolo dai condizionamenti sociali, spogliandolo da qualsiasi compito commerciale-produttivo o merito analitico. Al giudizio critico viene sostituito il giudizio chimico.

Un cinema (dell') invisibile, ma anche e soprattutto, la possibilità di un vero cinema degli invisibili, degli orfani della Storia, dei senza memoria. Di coloro che il Potere ha già abbandonato, fino ad escluderli dalla diade autore-spettatore. Degli stessi individui di cui si è lungamente occupato il film documentaristico o d'inchiesta, restituendo lo Sconosciuto alla società dello spettacolo, porgendolo con deferenza ai criteri di valutazione del visibile, spalancandogli caritatevolmente le porte del quotidiano, appagando l'insaziabile desiderio di realismo del civile occidentale.

Questi uomini, né autori, né spettatori, saranno i naturali pionieri del  cinema (dell') invisibile.

 

Il Don Chisciotte e la codina bianca

 

Il simbolo di questo nuovo cinema altro non potrà essere che il Don Chisciotte di Orson Welles, il più grande non-film della storia segreta del cinema, un essere miracoloso che giace irriverentemente scomposto tra il mondo, nei deserti di due continenti, in continua crescita autonoma, in una trasformazione infinita.

Sopraffatto dalla prodigiosità di tale scoperta, Welles lasciò decine di codine bianche tra i rulli del suo Don Chisciotte. La codina bianca, il simbolo del Possibile, dell'eternamente sospeso, della resistenza e della ribellione alle regole utilitaristiche del mondo dello spettacolo.

Quella codina bianca. Il diaframma mistico attraverso cui filtrare lo sguardo finalmente libero di questo nuovo, rivoluzionario cinema.

                    

                                                                  

 MANUAL PARA UN CINE (DEL) INVISIBLE

En honor a Ciro Giorgini


Cuando hablamos del Cine (del) Invisible nos referimos a ese gran fantasma incorpóreo que flota por encima de los restos moribundos del  cine comercial y mainstream, un fantasma que se alimenta de proyectos inacabados, guiones incompletos, películas reducidas a una pulpa, incluso de películas solamente imaginadas que no han salido de la mente de su creador.
Creemos aquí que este gigante invisible tiene una influencia real sobre el mundo, la humanidad y el arte y que su prerrogativa innata es librar al cine moderno de su dimension de producto industrial, para que sea, finalmente, una forma de arte involuntaria e irreproducible.

Sabotear la díada AUTOR-ESPECTADOR

Paso 1: La muerte del autor

En el sistema artístico actual, el autor, una vez  que ha expuesto su trabajo al juicio y a la clasificación de las figuras responsables (jurados, críticos, periodistas, público), crea necesariamente formas y patrones de Poder. Si el siglo XX fue el siglo en el que la obra de arte deja de ser una pieza única e irrepetible, es también y sobre todo, la época en la que el autor se convierte en un esquema reproducible, como efecto de una operación de ablación semiótica del artista.
Crítica y público solamente podrán cumplir su función socio-económico: establecer el valor histórico y comercial del autor. Los artistas, a su vez, simplemente no se reconoce como auctŏr, sino como auctōrĭtās, es decir destinados, como todos, a la definición de patrones económicos, sociales y de información.
El Cine (del) Invisible debe superar el intento veleidoso y ocioso del cine independiente y home-made, que trata de purificar la autoría liberándose de la friedemaniana fragmentación del proceso cinematografico de producción industrial, y luego vuelve a caer, sin poder hacer nada, en el chantaje del mercado y sus protocolos  de distribución.
El precio a pagar, con el fin de romper la díada en su primer elemento, es la no-terminación de la obra, que queda así excluida del círculo heterónomo del Poder para sobrevivir en un estado de tensión creativa, eterna. Lo inacabado.

 

Paso dos: El espectador ciego

El espectador, siendo el portador de todos aquellos valores culturales y de los automatismos intelectuales con los cuales reproduce a su vez las piedras de toque de la sociedad misma, no está excluido de este mecanismo de agotamiento artístico, de esta incorporación indolora por parte de un sistema que se defiende y que hace que los estímulos artísticos y creativos sean inofensivos.

 

El cine cibernético


Sostenemos que una obra de arte que nunca se terminó y se dejó al mundo en un eterno in fieri, para siempre inmersa en la exuberancia de los procesos mentales de su creador (paso 1, la muerte del autor); o una obra llevada a término  por parte del artista, pero que se le niega al disfrute del espectador y  es idealmente expuesta en un desierto o proyectada bajo el mar (punto 2) tendrá éxito en el milagro de la sustitución del cine histórico y de archivos,  con un cine químico y ambiental. Será una modificación física-espacial del mundo, un cine que modifica las formas microscópicas de la realidad. El cine como agente atmosférico.

 

 

Fig 1 - En el cine (del) invisible el aspecto visual de la película es irrelevante (cine sin ojo). La presencia física de la obra de arte, así como la presencia de un objeto vivo o de un Ser, cambia de forma permanente el ambiente donde vive el ser humano. El ex espectador va a entrar en contacto químicamente con la obra de arte, de manera física y microscópica, sin pasar por su propio condicionamiento cultural y social.

 

La díada autor-espectador se rompe para asumir nuevas connotaciones, el vínculo cambia, deja a la obra nuevos campos de acción. El autor, como figura social, muere, abandona la voluntariedad a favor de un modo de actuar involuntario, que es equivalente a una modificación ambiental eterna. El espectador, exiliado de la fruición, ya no será ni crítico ni falsificador, sino el beneficiario efectivo de un arte que lo alcanza más allá del espacio y el tiempo, en una comunicación indirecta, silenciosa, que lo desarma de su condicionamiento social, desvistiéndolo de cualquier valor comercial-productivo o mérito analítico. Al juicio crítico se sustituye el juicio químico.

Un Cine (del) Invisible, pero también y sobre todo, la posibilidad de un verdadero cine de los Invisibles, de los huérfanos de la historia, de los sin memoria, de los que el Poder ya ha abandonado, hasta excluirlos de la díada autor-espectador. Los mismos individuos que han sido protagonistas durante mucho tiempo de los documentales o de las películas de investigación, que han sido entregados con deferencia a la sociedad del espectáculo, a los criterios de evaluación del ciudadano occidental. Estos hombres y mujeres, ni autores ni espectadores, serán los pioneros naturales del  Cine (del) Invisible.

 

Don Quijote y el Fotograma Blanco


El símbolo de este nuevo cine será inevitablemente el Don Quijote de Orson Welles, la más grande no-película de la historia secreta del cine, un ser milagroso que yacía irreverentemente aplastado entre los mundos, en los desiertos de dos continentes, en crecimiento autónomo constante, en un procesamiento de infinito.
Abrumado por la prodigiosidad de este descubrimiento, Welles dejó decenas de fotogramas blancos entre las bobinas de su Quijote. El fotograma blanco, el símbolo de lo posible, del eternamente suspendido, la resistencia y la rebelión a las reglas del mundo del espectáculo.
El fotograma blanco. El diafragma místico a través del cual se filtre la mirada, finalmente libre, de este nuevo, revolucionario cine.

 

SHORT MANUAL FOR AN INVISIBLE CINEMA (CINEMA OF INVISIBLE)

For Ciro Giorgini


When we mention the invisible cinema, we talk about that immense invisible ghost haunting the now dying remains of mainstream cinema, fed by unfinished movie projects, sketchy screenplays, pulped film, even up to the projects that never left the mind of its creator.
We assert here that this untouchable and invisible ghost has a real influence on the world, humanity and art and that its innate prerogative is to relieve the modern cinema from its industrial, overabundant dimension, to finally make it an involuntary and irreproducible art form.

 

SABOTAGE OF THE AUTHOR-SPECTATOR'S DYAD

 

Step one: to kill the author.

 

In the current art system, the author necessarily create, once their  work has been exposed to the judging and classification of  the authority figures (juries, critics, journalists, public), can only create multiple shapes and patterns of Power. If the twentieth century was the century in which the work of art stop to be an unique and unrepeatable piece, it was also and above all, the era in which the author became a reproducible essence, the result of a procedure of semiotic ablation on the figure of the artist.
Critique and Public can do nothing but fulfill its socio-economic function: to establish the aesthetic, historic and commercial value of the author. At the same time, the Artist will not be simply recognized as auctŏr then, but as auctōrĭtās, destined, like all, to the define of economic, social and informational patterns.

 

The invisible cinema (cinema of the invisible), must exceed the unrealistic and idle attempt of independent and home-made cinema, that tries to purify the authorship by freeing it of the friedemanian fragmentation of the industrial film process, and then succumbs helplessly to the blackmail of market's distribution rules.
The price to pay in order to kill the author, is the non-completion of the work, which is thus excluded from the heteronomous circle of Power, and will be able to survive in a state of eternal creative tension. The unfinished.

 

Step two: The blind spectator

The spectators, being the bearers of all those cultural values ​​and of those intellectual automatisms with which they reproduce the yardsticks of the society, are not excluded from this mechanism of artistic depletion,  this painless incorporation by the system that defends itself and transforms the creative stimulation into a harmless, insignificant vibration.

 

The Cybernetic Cinema

We assert here that an unfinished, left in this world in an eternal in fieri status, forever immersed in the exuberance of the mental processes of its creator (step 1, the author's death); or a finished work which is denied to the spectator's enjoyment and ideally exposed in a desert or projected under the sea (step 2, the blinded spectator) will succeed in replacing the old cinema of books and archives, with a chemical and environmental cinema. It will create a physical-spatial modification of the world, a cinema that will microscopically shape forms of reality. Cinema as an atmospheric agent.

 

Fid 1 - In the cine of the invisible the visual aspect of the film is irrelevant (cinema without eye). The physical presence of the work of art, as well as a living object or Being, or a mere thing, permanently changes humanity living environment. The former spectator will chemically come into contact with the work and will physically and microscopically judge it, bypassing his own cultural and social conditioning.

 

The author-spectator dyad breaks to take on new connotations, the bond becomes more flexible, and opens up for the work of art new areas of action. The author, as a social figure, dies, abdicating premeditation in favor of an involuntary work, an eternal environmental modification. The spectator instead, exiled from fruition, will no longer be neither critical nor forger, becoming the beneficial owner of an art that reaches beyond space and time, in an indirect, silent, phreatic, communication that will disarm him of social conditioning, depriving him from any commercial-productive task or analytical purpose. Chemical judgment replaces critical judgment.
A cinema of  the invisible, but also and above all, the possibility of a real cinema of the Invisibles,  of the orphans of history, those without memory, of those that Power has already abandoned, always already excluding them from the author-spectator dyad. The same individuals that have been the protagonists of the documentary-inquiry cinema, to show the unknown social other to the society of the spectacle. Handing it with deference to the evaluation criteria of visible, satisfying the insatiable desire for realism of the Occidental man.
These men and women, neither the authors nor the spectators, will be the natural pioneers of  the invisible cinema.

 

Don Quixote and the white frame


The symbol of this other cinema can only be Orson Welles' Don Quixote, the largest non-film of the secret history of cinema. This non-film is a miraculous being lying  in the deserts of two continents, growing autonomous, in an infinite processing.
Overwhelmed by the prodigiousness of the discovery of this other cinema, Welles left dozens of white frames between the rollers of his Don Quixote. The white frame is the symbol of the Possible, the eternally suspended. It is the proud resistance, the rebellion to the utilitarian rules of the entertainment world.
The white frame. The mystic aperture through which to filter the finally-free look of this new, revolutionary cinema.

 

 Sigismondo Domenico Sciortino