“Allora sarà il regno della materia atemporale: tutti saranno in tutti. E non ci sarà più che un uomo, più che una donna al mondo.”

J.M.G. LE CLEZIO, Il Verbale.

 


E' possibile realizzare un horror che eluda le convenzioni sociali, che preceda qualsiasi discorso psicologico, un film che rappresenti la paura più candida, nella sua scoperta, nella sua invenzione? 
Joe Dante, al di sotto della propria condizione (imposta) di popstar (minore) anni '80 (alla stregua di Jackson&Landis) ha sempre guardato in questa direzione. 
L'horror è un percorso a ritroso, verso chi migliaia di anni fa, per primo ha provato il terrore di essere dilaniato da invisibili mostri subacquei (Piranha) o verso chi si trovava ad affrontare creature sconosciute e imprevedibili (Gremlins). Voltarsi indietro, per Joe, è sempre guardare all'infanzia, al non essere, all'assenza,  al momento in cui siamo più vicini alla Paura Originale. 
Eppure, anche in The Hole (in 3D, ma poco importa, d'altronde perché un film in 3D funzioni, deve prima di tutto funzionare in 2D) gli elementi nostalgici ci sono tutti: i richiami al fantascientifico Explorers, con i tre giovani accampati in garage in attesa di affrontare il proprio mostro personale; il gusto per il fumetto (e se per Burton il fumetto è la realtà, per Dante è solo un rannicchiarsi, con un po' di paura, nel letto di ospedale dove, da bambino, leggeva i giornaletti Disney) guardando sottecchi all'horror giapponese moderno (l'amichetta che Julia rivede, un crossover stinto e depauperato dell'assassina di The Ring); la pudicizia narrativa (è ancora possibile girare un horror che non nasconda un film erotico prestampato sulla pellicola?) e la passione per i pupi assassini (da Gremlins a Small Soldiers, qui è un clown con gli occhi vitrei e delle piccoli mani cineree). 
Ma snobbare Dante come un classico, inserirlo in una (video)teca come regista d'altri tempi, sarebbe riduttivo e affrettato.  
Per intenderci, Dante è regista d'altri tempi, poiché iscrive le sue opere in un tempo altro (l'infanzia) per un altro tempo (gli anni '80) in una ricerca che è comunque, soprattutto negli ultimi lavori, reinvenzione dell'horror, una sfida in divenire che non termina con questo film. Dopo Homecoming, Joe continua con la ricerca di un horror di protesta, un horror assente, verso una forma (senza forma) molto più anomica, un vuoto a rendere, un ritorno al possibile puro, alle origini del genere. 
 
Se l'horror è sprofondato in un buco, qualcuno ci si dovrà pur calare per tirarlo fuori. 
 
Dane, Julie e Lucas riscoprono il misterioso accesso a un'opera mai girata, a una sceneggiatura che Joe ha sepolto lì, tra Piranha (un film in cui il Mostro non si vede) e Gremlins (Esseri rumorosi e appariscenti). 
The Hole è un contenitore da riempire di terrore, un hula hoop da mettersi al bacino per far vedere agli amici quanto si è abili e forti. Da sempre per Dante l'horror si vive in gruppo, da adolescenti o addirittura da bambini. E un'esperienza collettiva (Dane vede la ragazzina che terrorizza Julia, Lucas verrà rapito dall'incubo di Dane, il padre carcerato), implica la scoperta, sia essa in un viaggio spaziale o nelle cucine, nei forni a microonde, nei frullatori o in un garage. Al di fuori del volgare, freatico intento pedagogico che da sempre serpeggia nei film hollywoodiani/spielbergiani, Dante sembra voler cercare per prima cosa una conferma nel presente del suo cinema, e non in una virtuale zona futura (twilight) oltre la fine della pellicola . L'horror è innanzitutto prova e presa di coscienza della vitalità di una società, dai suoi mostri ne dipende il vigore del polso. Il tentativo di Joe è chiaro: The Hole è un work in progress, un pozzo in cui cadere per immaginare da capo l'horror, mettendo alla prova il nostro terrore, la nostra capacità di avere paura.  
 
Io sono perché ho paura / I am because I fear. Per Dante sapersi spaventare è come imparare ad amare, il Mostro come l'Euridice da andare a riprendere all'inferno (appunto), nel buio più pesto, nelle profondità più oscure, dove nemmeno l'occhio del cinema può giungere. The revolution will not be televised...  
 


Sigismondo Domenico Sciortino