(Continua da Voluptas II

 

Secondo l'autorevole, documentata e misurata ricognizione di David E. James – che dedica un capitolo a Stan Brakhage – nell'importante Allegories of Cinema1, l'avanguardia americana del secondo dopoguerra è più pertinentemente interpretabile più nella connessione con la poesia che non con la “pittura astratta”.  

Fu Hans Ricther, artista e cineasta europeo – prima di Jonas Mekas e P. Adams Sitney – autore dei corti Rhythmus 21Rhythmus 23 (1923), Rhythmus 25 (1925). a chiamare «film poem» il cinema d'avanguardia in un articolo pubblicato su Film Culture nel 1957, la rivista pubblicata da Mekas e vangelo del nuovo cinema underground. Secondo Richter – che in America aveva girato Dreams That Money Can Buy (1947) – il film d'intrattenimento (hollywoodiano, narrativo) era paragonabile al «novel», mentre il film d'avanguardia era lirico, sul versante della «poetry» 

Qualche anno prima, in occasione di un simposio organizzato a New York presso il Cinema 16 di Amos Vogel2 – infaticabile e leggendario promotore del cinema d'avanguardia e autore del fondamentale Film as a Subvervive Art, Parker Tyler – uno dei primi storici dell'avanguardia americana e autore di Undergorund Film. A Critical History3 – distingueva due gruppi di artisti impegnati nella «poetical expression»: da un lato i surrealisti («poetry as visual medium») e dall'altro Vigo, gli americani come Maya Deren, ma anche Ejzenstejn («poetry as visual-verbal medium»). Maya Deren, canonicamente considerata l'iniziatrice dell'avanguardia americana, ha scritto il cinema narrativo – il dramma – è orizzontale, mentre quello poetico è verticale.  

Non si può celare il fatto che in tale dibattito, denso e ricco di riferimenti, e che indubbiamente impreziosiva la cultura americana di quegli anni, non risuoni come un'eco crociana. Infatti l'italiano Benedetto Croce – che al cinema si è sempre poco dedicato, “delegando” un suo allievo non poco brillante, Carlo R. Ragghianti – distingueva fra poesia e letteratura (poesia e non-poesia che non è necessariamente anti-poesia che, anzi, designa il brutto). Una differenza che, ricorda lo stesso Croce nel suo La poesia (1936)4, si è venuta approfondendo in età romantica. In estrema sintesi, secondo il filosofo napoletano, la poesia è più rara della non-poesia, cioè della letteratura, e la differenza «sussiste».

Anche Massimo Bacigalupofilmmaker sperimentale e critico letterario, nella sua Prefazione all'edizione italiana di Metafore della visione, nel 1970, aveva accostato Brakhage e gli altri filmmaker indipendenti dell'avanguardia alla poesia – e anche alla pittura – citando OlsonCreeley, l'Imagismo, il Vorticismo, PoundBacigalupo ipotizza che Brakhage possa essersi ispirato alle canzoni di Pound5 e al Maximus di Olson per le sue Songs degli anni Sessanta6Brakhage dedica anche due ritratti a due amici poeti protagonisti della contro-cultura americana e della poesia beat (Robert Creeley e Michael McClure) in TwoCreeley/McClure (1965). I due poeti sono ritratti entrambi nel soggiorno dei loro appartamenti, seduti su una poltrona, fumano una sigaretta e accennano un sorriso. Il filmmaker focalizza il suo sguardo sul volto e sulle mani in entrambi i casi, ma i due segmenti – uniti tra loro con un segno grafico – sono tra loro molto diversi anche se entrambi fortemente evocativi dello stile di Brakage 

Il primo ritratto è più disteso e intimo. Creeley non era esattamente un poeta beat, ma un protagonista del Black Mountain College, professore universitario e la sua voce poetica era molto calda, tersa e delicata. Il ritratto è un saggio sulla solarizzazione potenziata e moltiplicata dalla sovrimpressione, una meditazione che silenziosamente raccorda molti pensieri, contrassegnata da tonalità più scure e dal nero.  

Il secondo invece è un saggio del montaggio rapidissimo di Brakhage, una logica delle sensazioni che, come in un dipinto di Francis Bacon messo nel ritmo di una centrifuga in cui baluginano il corpo di una donna nuda e un leone, s-figura, fino alla dissoluzione della svampatina bianca conclusiva, il volto e il corpo del poeta, più r'n'r rispetto a CreeleyMcClure era un poeta, cantante e performer beat 

 

  

TwoCreeley/McClure 

 

 

 Toni D'Angela 

 

1Cfr. David E. James, Allegories of Cinema. American Film in the Sixties, Princeton University Press, Princeton 1989 (“Stan Brakhage: The Filmmaker as Poet”); le considerazioni che seguono sono in gran parte ispirate alla linea interpretativa di James.  

2 Si tratta di un panel moderato da William Maas, a cui parteciparono Maya Deren, Dylan Thomas, Arthur Miller, e Parker Tyler, svoltosi il 28 ottobre 1953, il cui resoconto fu pubblicato su Film Culture dieci anni più tardi. Cfr. http://www.ubu.com/papers/poetry_film_symposium.html. Cfr. Poetry and the Film”Film Culture, n°29, 1963. Anche in “Poetry and Film: A Symposium with Maya Deren, Arthur Miller, Dylan Thomas, Parker Tyler, Chairman Willard MaasOrganized by Amos Vogel”,in (a cura di), P. Adams SitneyFilm Culture ReaderPraegers Publihsers, New York 1970. 

3Cfr. Parker Tyler, Underground Film. A Critical History, Penguin Books, Middlesex-England 1974. 

4Cfr. Benedetto Croce, La poesia, Editori Laterza, Bari 1963. 

5Hollis Frampton iniziò un carteggio con Pound e andò anche a fargli visita. 

6Cfr. Massimo Bacigalupo, “Prefazione” a Stan BrakhageMetafore della visione, Feltrinelli, Milano 1970, p. 18.