Pedagogia Guerin. Il grande merito del film di Jose Luis Guerin è la sua sensualità, la sua componente erotica e perfino transferenziale, la messa in scena dell'educazione come dispositivo carnale ed erotico, la poesia come arte erotica e la pedagogia come tecnologia del sé. L'Accademia delle Muse è la scuola del corpo e dell'erotismo. Non si può insegnare se non si ama – il proprio lavoro, le opere d'arte, la poesia, ma anche gli allievi, i ragazzi, non astrattamente e nemmeno nella logica del commercio, come a volte accade nelle università.

Ogni insegnamento è radicalmente erotico, se non c'è passione erotica, contatto, corpo a corpo, non si può dare nemmeno il transfert, il passaggio di sapere. Il sapere implica il desiderio e a sua volta il sapere vigila sul desiderio, lo risveglia senza farsene soggiogare. Insegnare è sedurre, condurre altrove, non nelle stanze chiuse dei professori che abusano del potere anziché condividere i saperi, ma fuori del seminato del buon senso, della codardia, della banalità, anche a costo di mettere a repentaglio la propria relazione coniugale e la propria professionalità, come accade al filologo del film. Verace e passionale, come l'amore altrettanto carnale e fisico che attraversa L'Accademia delle Muse, che, tuttavia, non è mai possesso, perché l'amore è sempre mediato dal dispositivo della poesia e e dell'insegnamento della poesia (amore e morte), come la natura, mai bella di per sé, ma filtrata dalla parola, la natura si ama ma nella parola, l'immensità sconfinata e aorgica della natura strapiomba e cola a picco, comunque, nella parola, fosse anche quella silenziosa. Come la mediazione della macchina da presa e del montaggio, del punto di vista di Guerin “tra” gli attori, “tra” la fiction e il documentario. Inaggirabile mediazione: non si scappa dal linguaggio, ricorda il professore. Come la scrittura che trasforma uno sconosciuto in un poeta e le sue parole in chat in atti d'amore lirici che incantano e spezzano il cuore. Come la metrica e la ritmica, il verso strutturato e classico, che richiama alla memoria facendosi canto. È vero che le Muse nascono da Zeus e Mnemosyne (Memoria) e che all'inzio le Muse tramandano più che ispirare. Infatti l'uso che ne fa Guerin, e la curvatura semantica del professor Pinto, è più moderno: la Musa come ispiratrice. Inoltre la Musa si fa soggetto, non è più solo una fonte a cui abbeverarsi.

L'Accademia delle Muse non è un documentario, né un film di fiction.Non si dà documentario se non nella fiction e a sua volta la fiction è pur sempre un documento. Mediazione quantomai necessaria, come necessaria è la sua affermazione, in un'epoca ancora una volta sottomessa la giogo dell'illusione della trasparenza, dell'immediatezza, quella criticata sia da Hegel sia dai teorici del cinema più avveduti, l'epoca dell'accesso immediato. Il film è un gioco di sguardi e riflessi, sguardi riflessi e riflessioni sullo sguardo: l'amore che si riflette nello sguardo e nella parola e che dalla parola si rovescia nello sguardo come questo in quella. Come l'eros pedagogico che non può mai comportare la presa di possesso ma che, in quanto pedagogia, è sempre sospinta al cambiamento, come Apollo all'infinito inseguimento di Dafne che, a sua volta, incessantemente gli sfugge. Sfuggimento incessante, potrebbe essere un nome per la relazione erotico-pedagogica tra mentore e allievo.

 

 

Toni D'Angela