Smart working, fai attenzione alla nuova beffa: se lavori da casa sei penalizzato

Daniela Paolucci

Smart working, fai attenzione alla nuova beffa: se lavori da casa, potresti ritrovarti svantaggiato nell’ambito professionale, con conseguenze negative sulle opportunità di crescita e promozione.

Smart working la beffa
Smart working la beffa – lafuriaumana.it

Recentemente, il Wall Street Journal ha diffuso dati che fanno emergere significative incertezze riguardo al lavoro da remoto, mettendo in luce un divario evidente nell’evoluzione professionale rispetto ai colleghi che operano in sede. Questi dati sollevano interrogativi sul fatto che, a causa di una precisa strategia o di una predisposizione “naturale” da parte dei dirigenti, lavorare lontano dal cuore dell’organizzazione aziendale possa comportare un’ombra sulla carriera.

L’indagine sullo smart working

Il report di Live Data Technologies Il quotidiano finanziario di New York ha menzionato uno studio condotto da Live Data Technologies su 2 milioni di dipendenti. Secondo questa azienda specializzata nell’analisi dei dati del settore lavorativo, nell’ultimo anno i dipendenti in modalità di lavoro remoto hanno sperimentato un tasso di promozione inferiore del 31% rispetto a coloro che hanno lavorato in ufficio a tempo pieno o in modalità mista.

Tra le osservazioni rilevate, si evidenzia anche una minore presenza di mentorship e un divario che colpisce soprattutto le donne. In dettaglio, coloro che hanno svolto un lavoro a tempo pieno in ufficio o in modalità mista, alternando tra casa e ufficio, hanno ottenuto una promozione nel 5,9% dei casi. D’altra parte, coloro che hanno lavorato completamente da remoto hanno ottenuto un miglioramento nella loro posizione solo nel 3,9% dei casi su cento.

Lavorare da casa
Lavorare da casa – lafuriaumana.it

Nick Bloom, un economista di Stanford, identifica questa tendenza come un “bias di prossimità” e va oltre, definendola categoricamente: “Io la chiamo letteralmente discriminazione”. Questo fenomeno coinvolge un numero considerevole di individui; al contrario, secondo il Census Bureau e il Bureau of Labor Statistics, si stima che a dicembre il 20% dei lavoratori americani con almeno una laurea si affidi completamente al lavoro remoto.

D’altra parte, i dirigenti sembrano ammettere apertamente questa preferenza. Nove intervistati su dieci rivelano che, quando si tratta di assegnare incarichi considerati prestigiosi, così come di concedere aumenti e promozioni, la preferenza è per i dipendenti che “si sforzano” di presentarsi in ufficio.

Per chi lavora in modalità ibrida?

Certamente, il Wall Street Journal riporta anche esperienze individuali e studi che confermano come i lavoratori da casa siano inevitabilmente più “isolati”. La mancanza di interazione con i colleghi porta a una perdita nella trasmissione di conoscenza tra i più esperti e i meno esperti, così come impedisce la ricezione di feedback immediati e informali sul proprio lavoro. Questo spiega perché anche grandi aziende innovative, come Meta e Google, abbiano da tempo promosso una maggiore presenza in ufficio.

Lavorare in smart working
Lavorare in smart working – lafuriaumana.it

Guardando al lato positivo, come fa notare il professor Bloom, sembra non ci siano differenze significative tra il lavoro in presenza e la modalità “ibrida”. Ma per coloro che abbracciano completamente il lavoro remoto, l’amara realtà è che il tempo risparmiato si traduce in una perdita (potenziale) di reddito alla fine del mese.

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