Se vivi in queste regioni dovrai lavorare duro, non bastano due lavori per vivere: sono troppo care

Chiara R

In alcune regioni il costo della vita è più alto che in altre. Scopriamo insieme le differenze da nord a sud.

Dove bisogna lavorare duro per arrivare a fine mese
Dove bisogna lavorare duro per arrivare a fine mese

In Italia, la questione degli stipendi assume sfumature diverse a seconda delle regioni in cui ci si trova. Esistono aree del Paese in cui la sussistenza con due lavori è un’impresa ardua, mentre altrove, grazie a retribuzioni più elevate, è possibile godere di una qualità di vita migliore. Vediamo allora quali sono le regioni in cui costa di più vivere e in quali il costo della vita è più basso.

Lavorare duro per sostenere il costo della vita

Le disparità salariali tra le varie regioni italiane rappresentano un fenomeno evidente, soprattutto quando si analizzano le differenze tra il Nord e il Sud. In quest’ultimo, in particolare, i livelli retributivi tendono ad essere più bassi rispetto alle regioni settentrionali, rendendo la sussistenza un’impresa più complessa per i lavoratori. L’evoluzione degli stipendi in Italia è stata influenzata da diversi fattori nel corso del tempo, con la pandemia da covid-19 che ha avuto un impatto significativo. Nel 2019, l’Osservatorio JobPricing ha condotto uno studio sui salari annuali lordi nel Paese, evidenziando le notevoli differenze regionali che caratterizzano il panorama lavorativo italiano.

Ad esempio, regioni come la Lombardia e il Trentino Alto Adige hanno registrato salari più elevati rispetto alla media nazionale, con una media annua lorda di circa 31.000 euro. Al contrario, il Lazio si è classificato al terzo posto, con un reddito annuo lordo di circa 30.000 euro, seguito dall’Emilia Romagna.

Come sono cambiati gli stipendi
Come sono cambiati gli stipendi

Anche altre regioni del Nord, come la Liguria, il Piemonte e il Veneto, hanno registrato stipendi più alti rispetto alle regioni del Centro-Sud. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno, come la Calabria e la Basilicata, hanno registrato i salari più bassi, con un reddito annuo lordo di poco più di 24.000 euro.

Cosa è successo dopo la pandemia

Dopo la pandemia, gli stipendi in Italia hanno subito ulteriori cambiamenti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio JobPricing del 2022, lo stipendio netto medio per gli impiegati si attesta intorno ai 1.800 euro al mese su tredici mensilità, mentre per gli operai è di circa 1.500 euro al mese. Per i dirigenti, lo stipendio medio mensile è di circa 4.000 euro. Le differenze salariali tra il Nord e il Sud del Paese persistono, con una disparità del 14%. Le regioni con i salari più alti includono ancora la Lombardia, il Lazio e la Liguria, mentre le regioni del Sud, come la Basilicata, la Calabria e la Puglia, continuano a registrare salari più bassi, con una media compresa tra i 26.000 e i 27.000 euro all’anno, rendendo difficile arrivare a fine mese.

 

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