Coincidenze, interferenze, combinazioni inopinate, equivoci, incastri, sotterfugi, giochi dell'amore   e del caso (come se Bogdanovich fosse, oltre che un erede di Lubitsch, un Marivaux dei nostri tempi), non hanno virtualmente fine, in Tutto può accadere a Broadway, e impediscono di fatto la fine del film, che continua, o potrebbe continuare, anche dopo i titoli di coda.

Ricordiamo che i personaggi sono quasi tutti impegnati alla realizzazione d'un lavoro teatrale, “A Grecian Evening”, che deve andare in scena a Broadway. L'autore ha scritto la pièce per celebrare un tempo (quello dell'Antica Grecia) in cui, secondo le sue parole, “sesso e spiritualità non erano ancora separati”. Così, porta la giovane Isabelle, detta Glo, detta Izzy, ex-escort e ora aspirante attrice, a visitare una mostra in cui sono esposti quadri che raffigurano il mitico unicorno, animale simbolo di erotismo sacro. Il fatto che l'unicorno non si trovi più in natura e forse non sia mai esistito, non impedisce di andare alla sua ricerca, perfino da parte di Izzy, che non lo ha mai neppure sentito nominare.

In fondo, cos'altro cerca il famoso regista Arnold Albertson. che sta per mettere in scena la commedia e deve scegliere l'attrice co-protagonista? Cos'altro cerca, quando offre trentamila dollari alla escort (sempre Izzy) mandatagli in albergo dall'agenzia, purché gli prometta di abbandonare il mestiere? Cos'altro cerca il vecchio giudice folle, per il quale Izzy è diventata un'ossessione? Come può accadere che un amore occasionale e mercenario possa diventare un'ossessione? Non c'è già, nell'ossessione, una qualche affinità col sacro?

Credo si possa dire che tutti, inconsciamente, cerchino l'unicorno, ossia cerchino di uscire dal circuito soffocante dello scambio eros/denaro, ritrovando nell'eros una sorta di sacralità: tentativo quasi impossibile, perfino comico, nell'era dei PC e degli incontri mercenari  fissati per appuntamento telefonico.

In ogni caso, rispetto alla vecchia pochade, o anche alla vecchia screwball comedy, l'era dei cellulari moltiplica le occasioni d'interferenza, e quindi la necessità di ricorrere a sotterfugi. Non si tratta più soltanto di nascondere l'amante in bagno, all'arrivo della moglie (che, certo, non mancherà di scoprirla); non si tratta più di nascondersi dietro un menù, al tavolo del ristorante, o fingere di non conoscersi: orami ci si può trovare nella necessità di nascondere il ricevitore del telefono fisso sotto un cuscino se, mentre fissiamo un incontro erotico in albergo, arriva inopportuno lo squillo del cellulare, una chiamata della moglie o della figlia, e occorre fare in modo che le voci compromettenti non giungano alle orecchie sbagliate. Occorre occultare le voci, oltre che i corpi, in uno scatenato gioco a rimpiattino, una pochade all'ennesima potenza, che solo la mano maestra di Bogdanovich è in grado di padroneggiare, a partire dal Lubitsch di Cluny Brown odall'Howard Hawks di Susanna (i cani, qui, sostituiscono i leopardi),fino alla onnivora voracità filmica di Quentin Tarantino.

Di questa voracità, anche sul piano della critica, Bogdanovich è stato il grande precursore, e non mi si venga a parlare di Woody Allen...

  

Alessandro Cappabianca